Cimitero San MICHELE a VENEZIA

Il camposanto cittadino è suddiviso in base al culto dei sepolti: cattolici, protestanti e greco-ortodossi. In questo cimitero sono sepolti personaggi famosi.
Recinto XIV: protestante e evangelico
Helenio Herrera (Buenos Aires, 10 aprile 1910 – Venezia, 9 novembre 1977)
Fu un famoso calciatore e allenatore di calcio, soprannominato il Mago.
Dopo una modesta carriera da calciatore, diventò allenatore

  • nel 1949 fu ingaggiato dall’Atlético Madrid, con il quale vinse due campionati spagnoli (1950 e 1951)
  • nel 1958 andò al Barcellona dove conquistò altri due campionati spagnoli (1959 e 1960), una Coppa di Spagna (1959) e una Coppa delle Fiere (1958)
  • nel 1960 passò all’Inter dove conquistò tre campionati italiani, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali (dal 1963 al 1966)
  • nel 1968 si trasferì alla Roma dove vinse una Coppa Italia e una Coppa Anglo-Italiana (dal 1968 al 1973)
  • nel 1973 tornò all’Inter ma con scarsa fortuna
  • nel 1979 si trasferì in Spagna per guidare nuovamente il Barcellona, vinse la Coppa nazionale e terminò la carriera.

Ezra Weston Loomis Pound (Hailey 30 ottobre 1885 – Venezia 1° novenbre 1972)
Pound è stato un poeta, saggista e traduttore, che visse per lo più in Europa ed assieme a Thomas Eliot fondò correnti moderne che prediligevano un linguaggio d’impatto, un immaginario spoglio e una netta corrispondenza tra la musicalità del verso e lo stato d’animo che esprimeva. Temi ricorrenti nella sua poesia fu la nostalgia per il passato, la fusione tra culture diverse e il tema dell’usura.
Nel 1924 si trasferì in Italia e sostenne il regime fascista. Del regime apprezzò i provvedimenti sociali in favore dei lavoratori, le opere pubbliche, il fatto di avere liberato l’Italia dai parlamentari e da gruppi politicamente senza morale.
Durante il 1940 il poeta trasmise, dalle frequenze dell’EIAR (RAI), il programma in lingua inglese Europe calling, Ezra Pound speaking, in cui difendeva il fascismo e accusava gli anglostatunitensi e la finanza internazionale di aver provocato la guerra contro i Paesi che si erano ribellati al giogo dell’usura.
Alla caduta del fascismo aderì alla Repubblica di Salò (ottobre 1943 – aprile 1945); il 3 maggio 1945, alla caduta della RSI, fu catturato dai partigiani e consegnato alle forze armate degli USA.
Alla fine di novembre 1945 fu trasferito negli USA, dove fu sottoposto a processo con l’accusa di collaborazionismo e tradimento; dichiarato incapace, fu detenuto dodici anni in un manicomio giudiziario fino a quando, liberato nel 1958, tornò in Italia dove trascorse gli ultimi anni della sua vita.
Ermanno Wolf Ferrari (Venezia, 12 gennaio 1876 – Venezia 21 gennaio 1948)
Il compositore fu figlio del pittore tedesco August Wolf (1842-1915) e della veneziana Emilia Ferrari (1849-1938), da adulto aggiunse al proprio cognome quello materno.
Sin dall’infanzia studiò musica. La sua formazione si svolse tra Venezia e Monaco di Baviera.
A Venezia compose la sua prima opera: Irene su libretto proprio, che non fu rappresentata e rimase inedita.
La sua seconda opera: Cenerentola fu rappresentata a Venezia, ma ebbe un esito infelice (1900).
Ciò spinse Wolf-Ferrari a soggiornare nuovamente a Monaco, per un periodo di attivo raccoglimento; qui vi presentò l’oratorio La Vita Nuova (1903) ottenendo un buon successo.
Nello stesso anno fu nominato direttore del Liceo B. Marcello a Venezia e rappresentò con successo a Monaco la sua prima opera goldoniana: Le donne curiose. Le altre opere tratte in senso stretto dalle commedie di Goldoni sono: I quatro rusteghi, Gli amanti sposi, La vedova scaltra, Il Campiello; d’impronta goldoniana è Il segreto di Susanna ed il molieriano L’amore medico. In queste opere l’autore assume il Settecento a modello di eleganza, compostezza ed equilibrio formale.
Rinnovò progressivamente il proprio stile operistico, rimanendo fedele ai modelli di Mozart e Rossini per la loro levità, ma considerò anche la tarda esperienza verdiana (Falstaff).
Negli ultimi anni di vita il compositore scelse di dedicarsi soprattutto alla produzione strumentale e cantabilità.
Iosif Brodskij (Leningrado, 24 maggio 1940 – New York, 28 gennaio 1996)
Il poeta nacque da famiglia ebraica di antica ed illustre ascendenza rabbinica.
Il suo percorso di studio fu discontinuo, più volte interrotto da periodi lavorativi, svolgendo i lavori più disparati: da tornitore a fuochista a guardiano di un faro fino a partecipare a spedizioni geologiche.
Brodskij comincia a scrivere poesie a 18 anni e sin dall’inizio della sua carriera iniziano i problemi con la censura sovietica; viene incolpato di parassitismo sociale; processato e condannato a 5 anni di lavori forzati in esilio.
Contemporaneamente inizia a soffrire di angina.
Il processo al poeta dà l’impulso alla nascita del Movimento in difesa dei diritti umani in URSS, che raccoglie il consenso internazionale. In seguito sotto la pressione dell’opinione pubblica sovietica e mondiale la durata della pena viene ridotta restringendola al periodo già scontato, consentendo così a Brodskij di tornare a Leningrado,dove rimane per sette anni.
In questi anni Brodskij diventa sempre più celebre, comincia ad essere invitato nelle università occidentali, ma non riesce ad ottenere nessun permesso di lasciare il paese ed il KGB continua a tenerlo sotto controllo.
I testi delle poesie e le bozze giungono segretamente agli editori statunitensi e vengono tradotti in inglese, polacco e italiano.
Nel maggio 1972 Brodskij chiamato dal dipartimento per i visti e gli stranieri (ОVIR), viene posto davanti alla scelta: emigrazione immediata oppure prepararsi a subire quotidiani interrogatori, carcerazioni e reclusioni in ospedali psichiatrici (già nel 1964 era già stato ricoverato 2 volte in ospedali psichiatrici), Brodskij decide di lasciare il paese.
Prima della partenza Maramzin propone all’autore di raccogliere tutti i manoscritti delle opere per poterle poi pubblicare clandestinamente in Russia una volta espatriato.
Nel giugno del 1972 Brodskij lascia Leningrado, privato della cittadinanza sovietica, alla volta di Vienna, dove risiedeva Auden, che gli dimostra grande solidarietà e lo introduce negli ambienti letterari della città. Poco tempo dopo ottiene un posto come professore presso l’Università del Michigan, dove insegna dal 1972 al 1980.
Nel 1977 ottiene la cittadinanza statunitense.
Per i successivi 24 anni tiene lezioni in molte università nordamericane, insegna storia della letteratura russa, teoria del verso.
I genitori non riescono mai ad ottenere il visto per poter visitare il figlio e allo stesso poeta verrà addirittura negato di presenziare al funerale tanto della madre quanto del padre.
Nel 1990 sposa l’aristocratica italiana di origine russa Maria Sozzani, dalla quale ha una bambina, Anna.
La Perestrojka e la consegna a Brodskij del premio Nobel nel 1987 mettono fine al silenzio imposto in patria sulle sue opere, che vedono un’esplosione di popolarità.
Nel 1989 è riabilitato dei suoi diritti civili e nel 1995 gli viene conferita la cittadinanza onoraria di San Pietroburgo.
Seguono svariati inviti a rientrare in patria, ma Brodskij procrastina il ritorno sia a causa di problemi di salute, sia perché lo metteva a disagio il carattere pubblico dell’evento e l’attenzione della stampa.
Il 28 gennaio 1996 a New York Brodskij muore d’infarto nel proprio studio. Il 1° febbraio viene celebrata la messa funebre e il giorno dopo ha luogo la sepoltura temporanea del poeta nel cimitero adiacente la chiesa della Trinità.
Intanto l’attivista politica e deputato della Duma Galina Starovojtova avanza alla vedova Brodskij la proposta di trasferire la salma a San Pietroburgo, ma l’offerta venne respinta. Per un anno si cincischia, poi un amico del poeta, propone la sepoltura a Venezia, una delle città più care a Brodskij e che aveva il vantaggio di essere più vicina alla Russia.
Proposta accolta e dal 21 giugno 1997 Brodskij riposa al San Michele.
Della vasta produzione del poeta sono state tradotte in italiano le seguenti raccolte:

  • Fermata nel deserto
  • Poesie 1972 – 1985
  • Fuga da Bisanzio
  • Il canto del pendolo
  • Fondamenta degli incurabili
  • Marmi
  • Poesie italiane
  • Dolore e ragione

XV greco-ortodosso
Emilio Vedova (Venezia, 9 agosto 1919 – Venezia, 25 ottobre 2006)
A questo artista veneziano verrà dedicato un intero articolo.
Sergej Djagilev (Selišči, 31 marzo1872 – Venezia, 19 agosto 1929)
Djagilev detto Serge, nacque da una famiglia aristocratica, studiò legge all‘università di San Pietroburgo e si dedicò anche alla pittura, al canto e alla musica.
Inizialmente fu critico d’arte e di musica, organizzò mostre d’arte e concerti di musica.
Dal 1907 svolse solo l’attività di impresario teatrale.
Nel 1909 fondò la compagnia dei Balletti Russi, con sede a Parigi e poi a Montecarlo. La compagnia comprendeva i migliori giovani ballerini russi, quasi tutti provenienti dal teatro Mariinskij.
Commissionò la musica per i balletti a famosi compositori, tra cui Igor Stravinskij.
L’allestimento dei balletti era costituito da una coreografia che fondeva la scena ed i costumi; il tutto era una audace unione tra diversi stili, come il barocco e l’impressionismo. Il suo intento era di creare uno spettacolo che conciliasse tutte le forme d’arte.

Dopo la rivoluzione russa del 1917, Djagilev si trasferì all’estero. Il regime sovietico, quando fu evidente che egli non poteva essere richiamato indietro, lo condannò per sempre come un esempio particolarmente insidioso di decadenza borghese.
Djagilev morì il 19 agosto 1929 all’Hotel des Bains del Lido di Venezia, fu sepolto al cimitero di S. Michele a Venezia e Coco Chanel si occupò di tutte le spese funebri.
Igor Stravinskij (Losomov vicino a San Pietroburgo, il 17 giugno 1882 – New York, 6 aprile 1971)
Morì a causa di un’insufficienza cardiaca e per suo espresso desiderio venne sepolto nell’isola di San Michele, vicino alla tomba di Djagilev.
A questo artista veneziano verrà dedicato un intero articolo.
Recinto Cattolico E
Franco Basaglia (Venezia l’11 marzo del 1924 – Venezia 29 agosto 1980)
A questo psichiatra veneziano verrà dedicato un intero articolo.
Recinto XXIII e XXV
L’ampliamento del cimitero è stato progettato dall’architetto britannico David Chipperfield, vincitore nel 1998 del concorso internazionale di progettazione indetto dal Comune.
Un ampio spazio rettangolare (42m x 45m) è suddiviso in quattro piccole corti interne, tre a giardino e una pavimentata; ogni corte è dedicata a un Evangelista.
Problemi
Articolo del maggio 2014
A causa della tenuta stagna dei loculi, dal 2012 le tombe puzzano, i muri mostrano evidenti chiazze nere, che sono i liquidi che trasudano dall’interno dei loculi. In due anni sono stati eseguiti tre interventi, ma il problema rimane. Pochi resistono più del tempo necessario per cambiare i fiori, poi fuggono dal cimitero.
Ponte
Il giorno dei morti è stato allestito un ponte di barche che collega il cimitero nell’isola di San Michele a Fondamenta Nuove (mancava dal 1950). La passerella è lunga oltre 400 metri ed è composta da venti moduli.

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  1. Trackback: William Dennistoun (1839-1884) and the Glasgow Art Club. Part 1. – Glasgow's Benefactors

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